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mercoledì 23 maggio 2018

Cucina tradizionale Pieontese "Sucot pien"

Ciao amici...anche oggi rivisitiamo i protagonosti della stagione: I SUCOT...questa volta ve li consiglio ripieni

ZUCCHINE RIPIENE

Oggi andiamo e realizzare la “classica” ricetta delle zucchine ripiene, quella con la carne: un secondo piatto gustoso, saporito e perfetto anche per un pic nic!

Le zucchine ripiene di carne, pane e formaggio grattugiato. Potete prepararle e gustarle tiepide, subito dopo la preparazione o anche il giorno dopo

Ingredienti per la ricetta delle zucchine ripiene al forno (per 4                    persone)

  • 4 zucchine tonde
  • 300 g di carne trita di manzo
  • 2 uova
  • 1 pane raffermo
  • latte q.b.
  • 150 g di formaggio grattugiato
  • olio evo q.b.
  • sale q.b

Zucchine ripiene


Preparazione delle zucchine ripiene al forno

Iniziamo a lavare e asciugare le zucchine. Poi, sbollentatele in acqua leggermente salata per circa 10 minuti. Al termine, tagliate la cima (creando una sorta di cappello) e con un cucchiaio svuotatele della parte interna, che non va buttata: la useremo per il ripieno
In una padella con un goccio di olio, fate cuocere il macinato di manzo per circa 20 minuti, poi, aggiustate di sale. Fate raffreddare e nel frattempo inumidite il pane raffermo con il latte.
Unite il macinato, le uova, la polpa delle zucchine, il formaggio in una terrina e schiacciate bene con una forchetta. La consistenza non deve risultare troppo liquida: in tal caso, aggiustatela con del pan grattato.
Farcite le zucchine con il ripieno che avete appena preparato e infornate in forno già caldo a 180°C per circa 20 minuti
Buon appetito!!!

Zucchine ripiene al forno: le varianti

Per una variante senza carne, il procedimento, più o meno, è lo stesso, cambia solo il ripieno che è a base di riso e verdurine. Un’altra preparazione molto gustosa e popolare è con il tonno, che sostituisce la carne nel ripieno delle zucchine.
BUN APTIT...!!!
I

martedì 22 maggio 2018

Cucina tradizionale piemontese "Risotto con gli asparagi"

Risotto agli asparagi


                                            Ingredienti 

300 gr di riso, 
un mazzo di asparagi, 
olio, 
cipolla, 
brodo vegetale, 
burro, 
parmigiano,
sale pepe qb                                           preparazione 

Lavate e mondate gli asparagi, eliminando la parte legnosa del gambo. 
Con la parte legnosa del gambo preparate il brodo vegetale. 
Separate quindi le sommità degli asparagi e tenetele da parte.
Tritate la cipolla finemente e soffriggetela in un tegame a fuoco basso nell’olio. Aggiungete i gambi degli asparagi tagliati a rondelle sottili e due mestoli di brodo vegetale. 
Fate cuocere per dieci minuti aggiungendo eventualmente altro brodo.
Mettete ora il riso nel tegame e proseguite la cottura versando a poco a poco il brodo caldo e regolando di sale, mescolando spesso con un cucchiaio di legno.
Quando il riso sarà a circa metà cottura, mettete nel tegame le sommità degli asparagi lasciate da parte in precedenza, e amalgamatele al risotto con delicatezza per non romperle.
A fine cottura aggiungete una noce di burro e un pò di parmigiano per completare la mantecatura.

lunedì 21 maggio 2018

Cucina tradizionale piemontese "Sucot an carpiun"

Ciao amici, innanzitutto buon lunedì e buona settimana a tutti.
Oggi inizierò a presentarvi un antipasto caro alle nostre tradizioni, che anche questo profuma di ricordi, ma sempre attuale. I SUCOT AN SBRUSC, come diciamo noi biellesi.
Se voi li chiamate diversamente potete scriverlo nei commenti in fondo alla ricetta,
Buon appetito...!!!

ZUCCHINE IN CARPIONE
Tipo Di Piatto: Antipasto

ingredienti

1 kg di zucchine, 4 spicchi d'aglio, 5 foglie di salvia, 5 foglie di menta, 2 cucchiai di olio extravergine di oliva , 1 cucchiaio di aceto,
per la pastella: farina,acqua frizzante , sale, lievito in polvere

preparazione

Preparatela pastella amalgamando tutti gli ingredienti previsti. Lavate le zucchine, tagliatele a listarelle, passatele nella pastella poi friggetele in padella con olio d'oliva. Passatele quindi su carta assorbente e salatele leggermente. Disponetele in una terrina. Preparate adesso il carpione. Versate l'olio d'oliva in un pentolino, aggiungete un pizzico di sale, le foglie di salvia e di menta e gli spicchi d'aglio schiacciati; Portate poi a bollore a fiamma moderata e lasciate friggere l'aglio brevemente, comunque fino a doratura. A questo punto aggiungete l'aceto e fate ancora sobbollire per una manciata di secondi. Gettate il carpione caldissimo sulle zucchine e lasciate riposare. Servirlo freddo.

domenica 20 maggio 2018

Poesie d'autore "Battito d'ali"

                             
                              BATTITO D'ALI



I viaggi di Janusz "Una Sacrestia"



UNA SACRESTIA

Cotto a puntino dalla navigazione su questa barca a vela lenta e antica ho giaciuto dal lato sbagliato parlato a lungo con un haitiano avanti succhiato un mango sottratto ai preti cercato ristoro nuotando fuori dal paese colpito da raffiche di sole incendiato che oggettivamente meritava ombra e sera. Ho la faccia imbistecchita e il cranio in ebollizione di pensieri oscillanti da maschili a femminili ancora a maschili dove spiegare la differenza richiederebbe silenzio da parte di una ex schiava che mi interrompe che prego quando dietro sta scalciando una porta di chiesa corrosa con salsedine che ha portato dalla sua il cemento le onduline del tetto e le grate incerte una volta sommariamente smaltate e a me il suo scalciando scalcinato arruola un sopito vezzo bacchettone di shhhht silenzio qui si adora il santissimo chettiridi sguaiata tu mallei mi cerca mi incalza mi chiama in sacrestia blanc vien blanc ici 'garde pianò e io guardo pianò e incontrollabilmente immagino un sinuoso volo di calabrone strimpellato con mani di osso da un sordo indiavolato defunto haitiano Beethoven.

Dall'Isola della Gonave
Janusz Gawronsky


IL BUCO DEL DIAVOLO
Gonave 15.5.2016

Il mio viaggio ad Haiti si avvicina al termine. Sospeso nella solita amaca resisto al sonno per assaporare ancora le crescenti emozioni policrome di questi giorni accaduti e consegnati alla memoria con il marchio di fabbrica dell'inatteso e dello stupore infantile del sottoscritto al cospetto di una realtà protagonista dichiarante tutto. 

Rileggendo l'ultimo pezzo intitolato UNA SACRESTIA ho capito di aver preso troppo sole su una certa barca per la Gonave e troppo caldo per il mio fisico da blanc piedetenero europeo con l'effetto di straparlare come se avessi tirato i dati per estrarre dalla mente scottata termini casuali non necessariamente ammessi nello Zingarelli. 

È stato strano giovedì mattina arrivare a Port-au-Prince dalla Gonave dopo un viaggio laborioso fra persone capre galline per poi incontrare un volitivo e un po' disperato contatto-prete rendermi conto di dover compiere del lavoro a quattro mani per arrivare a qualche risultato decidere di ritornare lo stesso giorno con lui e quindi rifare a ritroso tutta la strada fino a Port du Bonheur, capre incluse. 

Fanel è un prete dell'alta borghesia haitiana esiliato qui alla Gonave dal nuovo arcivescovo post terremoto con il cadavere del predecessore appena estratto dalle macerie della cattedrale per portare a mani nude la presenza della chiesa cattolica dove non si era mai vista in 500 anni: un compito difficilissimo da eseguire in un contesto di bisogno materiale assoluto e un ambiente negativamente preavvertito contro Roma da un'antica rappresentanza metodista. Qui i protestanti dominano probabilmente dai tempi dell'americanissimo "re bianco", un sergente dei marine in forza al contingente di occupazione che negli anni venti e trenta ha pacificato è gestito l'isola, sergente che fece invaghire la locale regina taino, fu incoronato, visse e regnò bene per tre anni finché fu richiamato in patria, ordinatamente abdicò, partì al termine di una grande festa e una volta a New York scrisse anche un simpatico libro sulla vicenda. Cosicché qualunque cosa esista sull'isola, pista mulattiera o molo, qui ti racconteranno che bisogna ringraziare i metodisti, quelli che ti danno un pezzo di pane e nel mentre che lo mastichi ti indottrinano sulla falsità dei preti sull'erroneità del culto della vergine e sulle smanie di potere del papa e dei suoi rappresentanti. Così mi stringe il cuore di assistere alle celebrazioni di Fanel nella chiesa già pericolante dopo appena tredici anni di esistenza che non fosse per lo spettacolare favo in sacrestia andrebbe demolita domattina a tutela dei fedeli, ed eccolo Fanel Florestal di Port-au-Prince alta predicare davanti a uno sparuto gruppetto di dodici improbabili discepoli costituiti da tre collaboratrici, due anziani, tre pie donne e alcuni bellissimi compunti bimbi scalzi che per fortuna cantano a squarciagola. Provo a immaginare come devono vivere i poveracci illetterati indigeni la differenza frontale fra gli abbastanza misteriosi solenni concetti paramenti gesti riti cattolici e la predicazione meno strutturata e paternalistica dei metodisti. Mi sento meglio per padre Fanel quando scopro che si è conquistato un posto in primo piano costituendo e gestendo il consiglio dei notabili della comunità, lo scopro arrivando una sera in moto malconcio per una caduta sul pietrisco della pista e trovando il comitato in riunione con Fanel saldamente al comando, e faccio in tempo ad ascoltare abbastanza per capire che davvero le decisioni che contano si discutono e assumono qua, nell'interesse di tutta la comunità, laddove l'interesse della comunità si declina su temucci lievi tipo come riempire la pancia almeno dei bambini e come far fronte alla perdurante siccità che asseta e uccide la campagna dal cui raccolto tutti preoccupatissimi dipendono. 

Così mi rendo conto che il signore le cose le fa bene, mi ha mandato allo sbaraglio a risollevare una comunità non si sa come e soprattutto con che energie, ed ecco qua: oltre venti figure preminenti sono sedute per due ore ad analizzare e decidere esattamente come farebbero dei veri manager. Capisco che nulla sarà impossibile perché questa poverissima comunità possiede una leadership sufficientemente unita in grado di trascinare tutti. 

Compio sopralluoghi al fronte mare, l'abitato, le valli e colline circostanti. Cerco di capire dove può avere successo scavare un pozzo che sarebbe il primo assoluto nel raggio di ventitré chilometri. Percorro le collinette rocciose per valutare dove è meglio costruire il primo megaserbatoio per l'agricoltura m, la scuola, la discarica, e prima o poi la mia casa, per la quale sono combattuto fra stare  per conto mio su qualche altura o per conto mio in un qualunque punto deserto della stupenda vergine costa caraibica. Girando per la zona faccio incontri commoventi. Una matrona mi offre un'anguria staccata dalla pianta alcune ore prima e tenuta all'ombra di un cespuglio perché "se la mangi calda è diarrea garantita". Una vecchia vicina ai cento anni dai capelli lunghi lisci bianchi come qui non si vedono sta accovacciata davanti alla sua tana, bambina in attesa di liberazione accovacciata così da anni perché raccontano che così si è atrofizzata un giorno e non si alza più e sta davvero accovacciata come una fachira ma senza ingoiare chiodi e in qualche modo sopravvivendo  certamente di carità. Due donne chiacchierano sedute su sassi mentre ai loro piedi dormono due bimbi di non più di tre o quattro anni direttamente con la faccia e le gambe nella polvere del suolo. Una donna accudisce all'ombra di una specie di simil-ulivo un anziano rassomigliante mio padre che anch'esso non cammina più e passa in questo modo le giornate sdraiato a terra su una coperta, laddove io ricevo la netta sensazione che a questa estrema indigenza non corrisponde automaticamente una minore felicità e serenità rispetto alla ricchissima Europa, anzi, nemmeno sei ti prende un cancro e non c'è un ospedale per te. Inizio per questo a sospettare che qui si viva con più gratitudine e si muoia con più serenità e meno drammi egotici che da noi. 

Elenco di seguito i titoli delle criticità che ho rilevato nei giorni scorsi per questa gente di Port du Bonheur partendo da quelle di sopravvivenza:
l'assenza totale di acqua per l'agricoltura che defalca  i raccolti e li distrugge nella stagione secca ottobre-aprile, causando malnutrizione cronica e fame dai neonati in su, che a loro volta producono acuta sofferenza fisica e psichica, sottosviluppo fisico dei bambini, patologie diffuse allo stomaco e al resto dell'apparato digerente eccetera. L'assenza assoluta di tubazioni e acquedotti che determina il forzoso spostamento per molti chilometri di persone e animali verso i punti d'acqua  ovvero il trasporto del prezioso liquido a dorso d'asino verso animali e persone. 
L'assenza assoluta delle basi minime di un qualsivoglia sistema sanitario: che distribuisca visite esami diagnosi medicinali cure ambienti sterili al bimbo con l'otite alla bimba che morirà di dissenteria alla puerpera che partorirà una Jordanie paraplegica in una capanna assistita da una vecchia con null'altro che una vecchia gillette arrugginita per tagliare il cordone ombelicale. 
L'assenza nella stagione secca di acqua dolce per lavarsi, dolce e potabile per cucinare e bere;  nella stagione umida la disponibilità per le stesse esigenze di sola acqua piovana colata negli invasi da onduline e grondaie arrugginite. La necessità di procacciare a pagamento e trasportare via mare da Miraguan galloni di acqua trattata da bere
L'assenza quasi assoluta di latrine, e assoluta di fogne fosse biologiche eccetera
L'assenza di scuole, o meglio la presenza di scuole unicamente primarie abbastanza eroiche da andare avanti in aule baraccate quasi senza libri e quaderni, dove comunque con mia grande ammirazione ho constatato che tutti i bambini parlano un po' francese e che al quinto anno una classe sta affrontando con successo espressioni frazionarie impegnative
L'assenza assoluta di strade per trasportare persone animali prodotti agricoli acqua materiali, laddove le cd strade esistenti sono piste rocciose e quando 
piove fangose dove auto e camion non passano ma solo e con difficoltà motocross, e con facilità unicamente esseri viventi a due e più zampe. 
L'assenza assoluta di illuminazione stradale
L'assenza assoluta di corrente elettrica, che significa ad esempio non poter congelare il pesce pescato per poterlo portare con calma a vendere sui mercati di Haiti 
L'assenza di alberi 
L'assenza quasi assoluta di alberi da frutta (in primis mango banana papaya) 
L'assenza di un trattamento dei rifiuti, che sono da tutti gettati a terra a popolare le strade

Potrei andare oltre ma alle ore 1.36 locali le zanzare arrembano e la batteria dell'iPhone si sta arrendendo, certamente in virtù di una nuova app che calcolando le mie ore di sonno utili fino alla prima riunione con Fanel sa esattamente quando ho molto sonno ed è meglio obbligarmi a chiudere. Domattina proseguirò a mettere ordine nelle idee e tirando le somme di un mese denso di spostamenti ricognizioni ascolto di lamenti scontro con parassiti acquisizioni di informazioni su problemi cronici mai affrontati confronti con comunità dimenticate, una messe di dati emozionali e pratici che mi ha caricato al punto giusto cuore e neuroni per arrivare a un dunque a vari livelli. Domani sera ho fatto convocare a padre Florestal il Comitato per affrontare una serie di azioni che vorrei fossero eseguite prima che io torni qui ad agosto, fra le quali
Pulizia integrale dell'abitato e delle spiagge da spazzatura e conchiglie (stimo 50-100 metri cubi)
Realizzazione del primo pozzo agricolo al centro della piana per il quale prometterò l'invio di 5-6000 euro
Identificazione di almeno 4 ettari di terra fertile comunitaria e messa a coltivazione intensiva dal pozzo di frutta e verdura con irrigazione manuale per assicurare un plat chaud giornaliero almeno ai bambini e ai vecchi
Con 2-3.000 euro che prometterò, intubare, dotare di pompa di sollevamento a pannelli solari e portare a un abbeveratoio da costruire sull'altipiano a 80 metri di distanza l'acqua di una specie di grotta che c'è esattamente in mezzo alla piazza del paese, grotta definita con timore Buco del Diavolo (il cui laghetto sotterraneo di acqua quasi dolce è probabilmente la ragione unica per la quale esista qui in primo luogo una antica aggregazione di persone). Un tempo il Buco del Diavolo ha ingoiato dei bambini, scivolati dentro e mai più emersi. Oggi scema l'ascolto del voodoo che vorrebbe quel luogo simultaneamente diabolico, sacro, intoccabile e malefico. Questa piccola opera risparmierà una certa fatica giornaliera per i circa 300 secchi da tempera che ogni giorno alcuni giovani calano con una corda, tirano su in obliquo per otto metri, mettono sulla testa e trasportano a 80 metri al più vicino punto accessibile dai propri animali, i quali arrivano anche autonomamente verso quest'unica fonte d'acqua fino da Dent Grient che si trova a 15 km. Questo lavoro i giovani lo fanno da sempre e potrebbero anche andare avanti così. Tatticamente mi sembra il modo migliore per comunicare che da oggi si fa sul serio, si risolvono velocemente problemi antichi, la musica è davvero cambiata: un punto a favore della credibilità del Comitato, che dovrà poter chiedere e ottenere per alcuni anni a venire molti sacrifici e parecchio lavoro comunitario non retribuito per iniziare una nuova era senza aspettare interventi esterni che si faranno attendere ancora molto a lungo. 

Ecco, questa è la prima lista, il riscalda, in attesa di lanciare progetti più ampi e strutturati da settembre. È essenziale che le persone riescano a fare questo da soli e per convinzione, senza litigare ma collaborando. Signore riempili di coraggio, inizia l'avventura. Alle ore 2.30 - 10.30 di martedì in Italia - vorrei finalmente mandarti questo pezzo ma il ripetitore Natcom come al solito di notte è spento, segno che da queste parti persino i ripetitori dei cellulari vanno a pannelli solari con batterie usurate che non tirano l'alba. 
Buongiorno da Haiti!

Dall'Isola della Gonave
Janusz Gawronsky


venerdì 18 maggio 2018

Cucina tradizionale Piemontese "Torta ai fiori di acacia"

TORTA AI FIORI DI ACACIA


Avete visto le robinie in fiore? Profumano di miele inebriante e sono bellissime con queste cascate di grappoli bianchi ( gli alberi si chiamano robinia pseudoacacia e i fiori profumano infatti di miele di acacia). In piemontese, semplicemente "gasia".
I nostri nonni staccavano ogni singolo fiore e ne succhiavano la parte del pistillo, era una sorta di dolce campagnolo take-away.
Ogni anno in questo periodo una torta di acacia entra nel forno profumandomi tutta la casa facendoci presupporre che la primavera è finalmente arrivata.



Ecco la ricetta:

procurarsi un'insalatiera colma di fiori di acacia appena raccolti: vanno lavati bene, asciugati e sgranati ( bisogna togliere il gambo che forma il grappolo).
Si prepara una pastella con:


400 gr di farina autolievitante ( o normale a cui aggiungerete una bustina di lievito per dolci),

due uova,

100 gr di burro,

fruttosio qb ( o zucchero se preferite),
latte qb

per formare una pastella liscia e morbida.

Incorporare i fiori e mettere in forno a 180 ° fino a cottura completa ( ci vorranno circa 50 minuti). Spennellare con miele di acacia la superficie.

E' buonissima!

giovedì 17 maggio 2018

Da dove veniamo "Piemonte"

SALVE PIEMONTE


Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga
da' ghiacci immani rotolando per le
selve croscianti :
ma da i silenzi de l'effuso azzurro
esce nel sole l'aquila, e distende
in tarde ruote digradanti il nero
volo solenne.
Salve, Piemonte! A te con melodia 
mesta da lungi risonante, come 
gli epici canti del tuo popol bravo,
scendono i fiumi.
Scendono pieni, rapidi, gagliardi, 
come i tuoi cento battaglioni, e a valle
cercan le deste a ragionar di gloria
ville e cittadi:
la vecchia Aosta di cesaree mura
ammantellata, che nel varco alpino
èleva sopra i barbari manieri 
l'arco d'Augusto: 
Ivrea la bella che le rosse torri 
specchia sognando a la cerulea Dora
nel largo seno, fosca intorno è l'ombra
di re Arduino :
Biella tra 'I monte e il verdeggiar de' piani 
lieta guardante l'ubere convalle,
ch'armi ed aratri e a l'opera fumanti
camini ostenta :
Cuneo possente e pazïente, e al vago
declivio il dolce Mondoví ridente,
e l'esultante di castella e vigne
suol d'Aleramo;
e da Superga nel festante coro 
de le grandi Alpi la regal Torino
incoronata di vittoria, ed Asti
repubblicana. 
Fiera di strage gotica e de l'ira
di Federico, dal sonante fiume
ella, o Piemonte, ti donava il carme
novo d'Alfieri.
Venne quel grande, come il grande augello
ond'ebbe nome, e a l'umile paese 
sopra volando, fulvo, irrequïeto,
—Italia, Italia—
egli gridava a' dissueti orecchi,
a i pigri cuori, a gli animi giacenti. 
—Italia, Italia—rispondeano l'urne
d'Arquà e Ravenna :
e sotto il volo scricchiolaron l'ossa 
sé ricercanti lungo il cimitero

de la fatal penisola a vestirsi
d'ira e di ferro. 
— Italia, Italia! —E il popolo de' morti
surse cantando a chiedere la guerra;
e un re a la morte nel pallor del viso
sacro e nel cuore
trasse la spada. Oh anno de' portenti,
oh primavera de la patria, oh giorni,
ultimi giorni del fiorente maggio,
oh trionfante
suon de la prima italica vittoria
che mi percosse il cuor fanciullo! Ond'io,
vate d'Italia a la stagion più bella,
in grige chiome
oggi ti canto, o re de' miei verd'anni, 
re per tant'anni bestemmiato e pianto, 
che via passasti con la spada in pugno
ed il cilicio
al cristian petto, italo Amleto. Sotto
il ferro e il fuoco del Piemonte, sotto
di Cuneo 'I nerbo e l'impeto d'Aosta
sparve il nemico. 

Languido il tuon de l'ultimo cannone
dietro la fuga austrïaca moría: 
il re a cavallo discendeva contra
il sol cadente:
a gli accorrenti cavalieri in mezzo, 
di fumo e polve e di vittoria allegri,
trasse, ed, un foglio dispiegato, disse
resa Peschiera.
Oh qual da i petti, memori de gli avi, 
alte ondeggiando le sabaude insegne,
surse fremente un solo grido: Viva
il re d'Italia!
Arse di gloria, rossa nel tramonto.
I'ampia distesa del lombardo piano;
palpitò il lago di Virgilio, come
velo di sposa
che s'apre al bacio del promesso amore:
pallido, dritto su l'arcione, immoto,
gli occhi fissava il re: vedeva l'ombra
del Trocadero.
E lo aspettava la brumal Novara
e a' tristi errori mèta ultima Oporto.
Oh sola e cheta in mezzo de' castagni
villa del Douro,
che in faccia il grande Atlantico sonante
a i lati ha il fiume fresco di camelie,
e albergò ne la indifferente calma

tanto dolore!
Sfaceasi; e nel crepuscolo de i sensi
tra le due vite al re davanti corse
una miranda visïon: di Nizza
il marinaro
biondo che dal Gianicolo spronava
contro l'oltraggio gallico : d'intorno
splendeagli, fiamma di piropo al sole,
I'italo sangue.
Su gli occhi spenti scese al re una stilla,
lenta errò l'ombra d'un sorriso. Allora
venne da l'alto un vol di spirti, e cinse
del re la morte.
Innanzi a tutti, o nobile Piemonte,
quei che a Sfacteria dorme e in Alessandria
diè a l'aure primo il tricolor, Santorre
di Santarosa.
E tutti insieme a Dio scortaron l'alma 
di Carl'Alberto. —Eccoti il re, Signore, 
che ne disperse, il re che ne percosse. 
Ora, o Signore,
anch'egli è morto, come noi morimmo,
Dio, per l'Italia. Rendine la patria.
A i morti, a i vivi, pe 'I fumante sangue
da tutt'i campi, 
per il dolore che le regge agguaglia
a le capanne, per la gloria, Dio,
che fu ne gli anni, pe 'I martirio, Dio,
che è ne l'ora,
a quella polve eroïca fremente,
a questa luce angelica esultante,
rendi la patria, Dio; rendi l'Italia
a gl'italiani.

martedì 15 maggio 2018

Cucina tipica Piemontese "Ris e Riundele"

RIS E RIUNDELE




Si tratta di un piatto molto povero e di origine contadina, tipico del biellese.

“Ris e riundele”  “riso e malva”  in italiano, è un tipico primo piatto del biellese preparato  con questa preziosa pianta chiamata in questi luoghi con il nome di riondela.

Si tratta di un piatto molto povero e di origine contadina capace però di unire due realtà ben distinte che da sempre si sono completate a vicenda. 

Il riso proveniente dalle vicine pianure vercellesi, viene infatti unito alla malva.

Pianta erbacea, perenne, dalle innumerevoli proprietà che ben si adatta a questi pendii.
Come tutti certamente saprete la malva è ottima per le sue proprietà medicamentose tanto, che la tradizione popolare, ne interpretava il nome come “mal – va”  male vattene, anziche' per le sue proprietà emolienti. 

Infatti il nome deriva da greco malacos che significa molle.

Ma tornando alla cucina, la malva era conosciuta ed apprezzata già ai tempi degli antichi greci e romani i quali la utilizzavano sia per salutari tisane e per insalate, zuppe e deliziosi manicaretti, come il celebre pasticcio di malva di cui tanto ghiotto andava Cicerone e che costò al grande oratore una solenne indigestione.  

Non va infatti dimenticato che tra le molte proprietà della malva vi è anche quella di essere un ottimo lassativo. 


I teneri germogli sono ottimi nelle insalate, perchè con il loro sapore dolce armonizzano perfettamente con le altre erbe dal sapore forte.
Se vengono cotte, insieme ad altre erbe selvatiche possono entrare a far parte di zuppe, 

minestre, di risotti, frittate e torte rustiche. 

Un tempo anche le radici, dopo lessate, venivano utilizzate per fare gustose frittelle 

con la pastella di acqua e farina


Ingredienti

X 4 persone


400 g di riso

1 piccola cipolla

burro

olio
1/2 bicchiere di vino bianco secco
50 g di toma biellese grattugiata
2 l brodo
2 o 3 manciate di foglie di malva e se possibile qualche fiorellino

Preparazione:

Raccogliete la malva al mattino quando è ancora bagnata di rugiada; private le foglie del gambo, lavatele e sbollentatele.

In una casseruola rosolate in metà dose di burro e d'olio la cipollina tritata, aggiungete il riso, mescolando, fino a quando lo sentite asciutto, bagnate con il vino bianco, che lascerete evaporare, aggiungete la malva tritata grossolanamente, lasciate insaporire e unite 2 mestoli di brodo bollente; mescolate sempre e, quando questo sarà quasi assorbito, aggiungetene altri 2 mestoli. Questa operazione dovrà essere ripetuta fino alla completa cottura.

A fine cottura, spegnete il fuoco, aggiungete la noce di burro, il formaggio grattugiato, mescolate e lasciate mantecare qualche minuto, quindi decorate con qualche petalo e servite!


Naturalmente se non avete la possibilità di cogliere la malva direttamente dai prati potete utilizzare quella secca che si trova in commercio

Cucina tradizionale Pieontese "Sucot pien"

Ciao amici...anche oggi rivisitiamo i protagonosti della stagione: I SUCOT...questa volta ve li consiglio ripieni ZUCCHINE RIPIENE Oggi...