I viaggi di Janusz IV capitolo

26 aprile 2016 ore 15

La strada per Vilavois è un ampio stradone di terra, largo una ventina di metri, dove il guidatore attento riesce a ricamare un percorso praticabile. Mi inclino in avanti e lancio un apprezzamento verso Corel, il mio haitiano angelo custode, mentre con maestria fa risalire la moto dall'ennesima oceanica pozzanghera. Quando ad Haiti piove tutto è business as usual, con una dose in più di difficoltà e di pericolo, perché le strade già normalmente pericolose di spalmano di limo e pattume. Attraversiamo la città in cerca di un casco da moto per il sottoscritto, che vorrebbe proteggersi un minimo, se non risparmiarsi la fine appena qualche giorno fa di due giovani cooperanti travolti e calpestati per molti metri da un camion con i freni lenti. Corel sa quello che fa quando agli incroci dà sempre la precedenza, e quando continuamente verifica che veicoli ha dietro, pronto a spostarsi quasi fuori strada pur di farli passare bene. La difesa dei propri diritti di strada qui è suicidio. Corel è prudente. Per questo se posso utilizzo sempre lui. Stento a credere che stia per farlo ma lo fa:  si infila in un fosso scivoloso che passa sotto un traliccio. È costretto a fermarsi in bilico per lasciar passare un'altro mezzo sfrecciante. Riparte. Una capra con due piccoli si sposta appena. 


27 aprile 2016 ore 3.00

Sesto giorno qui a Port-au-Prince e puntualmente è arrivata la dissenteria. Mi farò i prossimi due giorni in casa, a portata di bagno. Haiti non è un posto dove se hai un urgenza entri nel primo bar. Sto bene comunque. Montezuma dà nausea ma pulisce e depura. 

Sabato mattina vado sull'altipiano vicino alla frontiera a vedere un sito di contadini, potenzialmente adatto per aprire un progetto. Ci è nato un amico che mi accompagna. Raggiungeremo l'ultima località carrabile in auto e da lì proseguiremo in moto per 3-4 ore. Alla mia schiena non l'ho ancora detto. Dal mio amico c'è un'agricoltura di sussistenza che rasenta la fame, soprattutto nel semestre secco. Esiste una fonte di acqua ma è distante e i contadini faticano a farsi il lungo sentiero con i secchi per irrorare qualche pianta nell'orto.   L'elettricità non esiste. Se ti serve una medicina il primo dispensario è a quattro ore, se hai i soldi per pagarti il passaggio. Potrebbe aver senso realizzare un invaso per raccogliere l'acqua della fonte, stendere un tubo da due pollici e pompare l'acqua fino a una cisterna centrale fra le baracche. Passeremo la notte in una casa amica. Non so cosa aspettarmi. 

Lunedì mi trasferisco per qualche giorno sull'isola della Gonave. Anche lì, per identificare il possibile sito per un insediamento alla Tamanrasset. Mi accoglie père Florestal, parroco che definire di frontiera sarebbe eufemismo.  PF è stato un seminarista brillante. Destinato a Roma per studiare alla Gregoriana, era su una corsia preferenziale riservata a pochissimi. Il 12 gennaio 2010, in partenza per Roma, è sopravvissuto al suo vescovo e molti compagni di seminario periti sotto le macerie. Il nuovo vescovo ha ritenuto prioritario dispiegare tutte le risorse sopravvissute sul territorio e lo ha mandato, of all places, alla Gonave, isola nota come disabitata e sterile, dove "non c'è nulla". Qualcosa però PF al suo arrivo ha trovato al lato dello scheletro di cemento di quella che avrebbe dovuto essere la sua chiesa: due anziani seduti fuori da una capanna, lo sguardo lontano, i corpi fermi di una serenità surreale. Erano abbandonati, incapaci di alzarsi, e stavano aspettando la morte, che è arrivata pietosa due giorni dopo. Dopo il terremoto alcuni hanno cercato rifugio sull'isola della Gonave, che ha raggiunto forse 70.000 abitanti. L'isola è lunga 60 km x 15, e si percorre solo in moto o a piedi su mulattiere impossibili. I trasporti di persone e cose si fanno via mare, ancora stupendo e in parte incontaminato. L'isola ha pochissima acqua dolce, e vanta il primato nazionale per la fame, quindi è perfetto per me. Troverò il mio angolo di pietre accoglienti?


Janusz Gawronsky,
dall'isola della Gonave,
Haiti
www.gasmuha.org



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