I viaggi di Janusz

Haiti, 22 aprile 2016.
La missione di padre Giuseppe e come sempre molto accogliente. Ho dormito 15 ore in fila, dalle tre del pomeriggio alle sei di questa mattina. Oggi c'è vento. L'aria è pulita e non è umida come ieri. Ho preso contatti con un parroco dell'isola di Gonave e andrò con lui sull'isola settimana prossima. La Gonave è un posto talmente povero e marginale che gli stessi haitiani scuotono la testa.

Oggi vado a trovare degli amici in città: Gilberte, Chamany, Nicholas e altri membri di una associazione haitiana che si prefigge "lo sviluppo integrale di Haiti".

I volontari che ho incontrato fra ieri e oggi sono tutti giovani e molto entusiasti. Con due di loro, Valerio e Martina, abbiamo scoperto amicizie italiane in comune: la famiglia Cattaneo e don Giorgio a Dolzago, i gesuiti di Villapizzone a Milano. Valerio e Martina sono una giovanissima coppia che ha mollato tutto a milano ed è venuta qui a Haiti per due anni "alla ricerca di una vita diversa". Loro l'hanno capito subito, io dopo 30 anni!

Ho anche incontrato un alto emissario delle Nazioni Unite che è venuto qui in missione per "cambiare le modalità di intervento perché le attuali non funzionano". Ci siamo scambiati le e-mail e ci vedremo in settimana.

Mi piace essere qui. Sento l'Italia molto vicina.

Chamany

In un'altra famiglia sarebbe una schiava, una "reste-avec", adibita ai lavori più umili. Per un pezzo di pane le sarebbe chiesto di servire, di divertire, di accettare. Qui invece è accolta e curata più o meno come fosse una figlia. Non esattamente una figlia. Non credo che le siano offerte le stesse opportunità, le stesse scuole. Non ha lo stesso vestiario alla moda. Non ha in mano un cellulare. Non pensa a se stessa come un soggetto di diritti. Ma almeno è amata, accolta.

Non la vedo da diciassette mesi, la piccola Chamany. In un autunno torrido c'era Doriana, e la prendeva sulle ginocchia, le parlava lentamente, le leggeva frasi semplici, in francese. Chamany ascoltava Doriana che le parlava, e intanto le percorreva i lunghissimi capelli biondi, impazziva per quei capelli dorati, mai visti prima. Doriana era una strega buona in grado di trasformare un mango in carrozza.

Allora eravamo convinti che Chamany fosse un maschietto. Non si capiva bene. Nulla permetteva di supporre che non fosse un ometto, molto tranquillo e timido: non il viso, perennemente accigliato,  non l'abbigliamento, non la testa rasata. I lobi non erano decorati come tutte le bambine. Non c'erano nastrini da nessuna parte, e nessuna sdolcinatezza o sguardo lascivo, come le figlie di Gilberte. Doriana le parlava al maschile, la famiglia lasciava fare. C'era un alone di impotenza attorno a quel ragazzino-ragazzina.

Chiedo di lei. Compare da un retro, quando i saluti in famiglia sembrano già terminati. Eccola, Chamany: una miniatura di signorina fiorita, più nessun dubbio possibile sul suo genere. La prendo in braccio e facciamo un giro del cortile, avvinghiati e ridendo forte, finché mi calmo, la abbraccio e la guardo a lungo, carezzandola. Sono stupito e domando: Quel âge as-tu ? Risponde Onze ans. Undici. Due anni fa era considerata ritardata. Non c'erano evidenze, ma era molto tranquilla. Tu vas à l'école ? Oui. Profuma di fresco. A un nastro attorno ai capelli lunghi, acconciati in trecce strettissime. I capelli di una signorina. Tu fais quelle classe ? La deuxième. Nove anni, è in seconda. Non torna. Guardo interrogativo la padrona di casa. Gilberte dice oui, elle fait la seconde. Guardo Chamany. Mi complimento per la bella camicetta rosa. Poi le chiedo se mi porta un libro. Sparisce in una stanza buia. Gilberte mi legge stupore negli occhi, distoglie lo sguardo.

Riappare Chamany con un libricino di storia. Lo sfoglia. Cerca di cogliere sul mio volto una preferenza, ma la lascio scegliere. Si ferma su una pagina che annuncia a grandi lettere: Premier trimestre. Ci sono brevi domande e brevi risposte. Chamany mi fa segno di farle le domande. Comment s'appelle Haiti? Mi guarda con rimprovero: sto sbagliando la domanda. Comment s'appelle mon pays? Risponde sicura: HAITI. Qui a découvert Haiti?Christophe Colomb. Qui était Christophe Colomb? Christophe Colomb était un italien nè à Gènes en 1451. fa fatica a proseguire. La incito a guardare dove le indico, e leggere per aiutare la memoria. Fa un gesto di impazienza e alza gli occhi, cercando di pescare dalla memoria il pezzo che le manca. La aiuto : "il était ..." Cerca aiuto nel libro ma non mette a fuoco il testo. "... au service de ..."  L'Espagne! Ha risposto bene, ma non è a suo agio. Chiude il libro.

Mi viene un sospetto. Decido di capire. Spengo il video è riapro la stessa pagina. La domanda successiva la faccio saltandone una. Chamany è persa, mi guarda come se io stessi barando. Sorrido, torno su di una domanda e le faccio la domanda che si aspettava. Risponde perfettamente. Le rifaccio la domanda di prima, quella che non sapeva, e risponde abbastanza bene. Storia chiara: Chamany non è in grado di rispondere a significato, ma solo seguendo il binario di una filastrocca.

Mi domanda se è sufficiente. Le dico sì, le chiedo se ha un altro libricino. Apre un libro sottile e grosso. Lo sfoglia, sceglie una pagina dove è spiegata la lettera L. Ci sono una serie di esercizi: la le lì lo lu. Li legge abbastanza bene. Invece si blocca sulle parole di due sillabe. Lali lolo lalo lila. È completamente persa. Le mostro la sillaba "la" e me la legge. Le mostro "lalo" e fa scena muta.

A nove anni, pur vivendo in una famiglia di borghesia media, questa bambina non è capace di leggere. Tutto quello che lei impara a scuola, lo impara a memoria. Quando legge, il dito appoggiato sulle sillabe, non legge per davvero: semplicemente cerca nella sua memoria il ricordo dei suoni da associare con quella parte di quella pagina.

Torno dagli adulti. Mi offrono del succo di limone dolcificato, e una crema dolce e calda, fatta di farina cotta, latte e molto zucchero.

Guardo Chamany. Sarà una donna decisamente graziosa, fra qualche anno. Analfabeta, quasi ritardata, mentitrice, perché la famiglia mi dice che mente continuamente, e in una condizione dove non potrà che accettare qualunque cosa le venga proposta. Mi dicono che aveva due anni quando è morta la madre, la quale morendo avrebbe chiesto a questa famiglia di occuparsene. Il padre veniva a trovarla ogni tanto, finché non è morto anche lui. A due anni era una bambina sveglissima, prometteva bene. Poi, il binario morto.

Chamany siede sul gradino che dà sul cortile della sua stanza, a qualche metro da me. Intorno a lei tre cuccioli assaltano per gioco la loro mamma, che si arrende e si lascia mordicchiare. Chamany passerà il pomeriggio così, come ogni pomeriggio, senza giocare, senza fare nulla, senza leggere nulla, in una tutelata attesa di nulla.

Janusz Gawronsky,
dall'isola della Gonave,
Haiti

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