I viaggi di Janusz "Una Sacrestia"



UNA SACRESTIA

Cotto a puntino dalla navigazione su questa barca a vela lenta e antica ho giaciuto dal lato sbagliato parlato a lungo con un haitiano avanti succhiato un mango sottratto ai preti cercato ristoro nuotando fuori dal paese colpito da raffiche di sole incendiato che oggettivamente meritava ombra e sera. Ho la faccia imbistecchita e il cranio in ebollizione di pensieri oscillanti da maschili a femminili ancora a maschili dove spiegare la differenza richiederebbe silenzio da parte di una ex schiava che mi interrompe che prego quando dietro sta scalciando una porta di chiesa corrosa con salsedine che ha portato dalla sua il cemento le onduline del tetto e le grate incerte una volta sommariamente smaltate e a me il suo scalciando scalcinato arruola un sopito vezzo bacchettone di shhhht silenzio qui si adora il santissimo chettiridi sguaiata tu mallei mi cerca mi incalza mi chiama in sacrestia blanc vien blanc ici 'garde pianò e io guardo pianò e incontrollabilmente immagino un sinuoso volo di calabrone strimpellato con mani di osso da un sordo indiavolato defunto haitiano Beethoven.

Dall'Isola della Gonave
Janusz Gawronsky


IL BUCO DEL DIAVOLO
Gonave 15.5.2016

Il mio viaggio ad Haiti si avvicina al termine. Sospeso nella solita amaca resisto al sonno per assaporare ancora le crescenti emozioni policrome di questi giorni accaduti e consegnati alla memoria con il marchio di fabbrica dell'inatteso e dello stupore infantile del sottoscritto al cospetto di una realtà protagonista dichiarante tutto. 

Rileggendo l'ultimo pezzo intitolato UNA SACRESTIA ho capito di aver preso troppo sole su una certa barca per la Gonave e troppo caldo per il mio fisico da blanc piedetenero europeo con l'effetto di straparlare come se avessi tirato i dati per estrarre dalla mente scottata termini casuali non necessariamente ammessi nello Zingarelli. 

È stato strano giovedì mattina arrivare a Port-au-Prince dalla Gonave dopo un viaggio laborioso fra persone capre galline per poi incontrare un volitivo e un po' disperato contatto-prete rendermi conto di dover compiere del lavoro a quattro mani per arrivare a qualche risultato decidere di ritornare lo stesso giorno con lui e quindi rifare a ritroso tutta la strada fino a Port du Bonheur, capre incluse. 

Fanel è un prete dell'alta borghesia haitiana esiliato qui alla Gonave dal nuovo arcivescovo post terremoto con il cadavere del predecessore appena estratto dalle macerie della cattedrale per portare a mani nude la presenza della chiesa cattolica dove non si era mai vista in 500 anni: un compito difficilissimo da eseguire in un contesto di bisogno materiale assoluto e un ambiente negativamente preavvertito contro Roma da un'antica rappresentanza metodista. Qui i protestanti dominano probabilmente dai tempi dell'americanissimo "re bianco", un sergente dei marine in forza al contingente di occupazione che negli anni venti e trenta ha pacificato è gestito l'isola, sergente che fece invaghire la locale regina taino, fu incoronato, visse e regnò bene per tre anni finché fu richiamato in patria, ordinatamente abdicò, partì al termine di una grande festa e una volta a New York scrisse anche un simpatico libro sulla vicenda. Cosicché qualunque cosa esista sull'isola, pista mulattiera o molo, qui ti racconteranno che bisogna ringraziare i metodisti, quelli che ti danno un pezzo di pane e nel mentre che lo mastichi ti indottrinano sulla falsità dei preti sull'erroneità del culto della vergine e sulle smanie di potere del papa e dei suoi rappresentanti. Così mi stringe il cuore di assistere alle celebrazioni di Fanel nella chiesa già pericolante dopo appena tredici anni di esistenza che non fosse per lo spettacolare favo in sacrestia andrebbe demolita domattina a tutela dei fedeli, ed eccolo Fanel Florestal di Port-au-Prince alta predicare davanti a uno sparuto gruppetto di dodici improbabili discepoli costituiti da tre collaboratrici, due anziani, tre pie donne e alcuni bellissimi compunti bimbi scalzi che per fortuna cantano a squarciagola. Provo a immaginare come devono vivere i poveracci illetterati indigeni la differenza frontale fra gli abbastanza misteriosi solenni concetti paramenti gesti riti cattolici e la predicazione meno strutturata e paternalistica dei metodisti. Mi sento meglio per padre Fanel quando scopro che si è conquistato un posto in primo piano costituendo e gestendo il consiglio dei notabili della comunità, lo scopro arrivando una sera in moto malconcio per una caduta sul pietrisco della pista e trovando il comitato in riunione con Fanel saldamente al comando, e faccio in tempo ad ascoltare abbastanza per capire che davvero le decisioni che contano si discutono e assumono qua, nell'interesse di tutta la comunità, laddove l'interesse della comunità si declina su temucci lievi tipo come riempire la pancia almeno dei bambini e come far fronte alla perdurante siccità che asseta e uccide la campagna dal cui raccolto tutti preoccupatissimi dipendono. 

Così mi rendo conto che il signore le cose le fa bene, mi ha mandato allo sbaraglio a risollevare una comunità non si sa come e soprattutto con che energie, ed ecco qua: oltre venti figure preminenti sono sedute per due ore ad analizzare e decidere esattamente come farebbero dei veri manager. Capisco che nulla sarà impossibile perché questa poverissima comunità possiede una leadership sufficientemente unita in grado di trascinare tutti. 

Compio sopralluoghi al fronte mare, l'abitato, le valli e colline circostanti. Cerco di capire dove può avere successo scavare un pozzo che sarebbe il primo assoluto nel raggio di ventitré chilometri. Percorro le collinette rocciose per valutare dove è meglio costruire il primo megaserbatoio per l'agricoltura m, la scuola, la discarica, e prima o poi la mia casa, per la quale sono combattuto fra stare  per conto mio su qualche altura o per conto mio in un qualunque punto deserto della stupenda vergine costa caraibica. Girando per la zona faccio incontri commoventi. Una matrona mi offre un'anguria staccata dalla pianta alcune ore prima e tenuta all'ombra di un cespuglio perché "se la mangi calda è diarrea garantita". Una vecchia vicina ai cento anni dai capelli lunghi lisci bianchi come qui non si vedono sta accovacciata davanti alla sua tana, bambina in attesa di liberazione accovacciata così da anni perché raccontano che così si è atrofizzata un giorno e non si alza più e sta davvero accovacciata come una fachira ma senza ingoiare chiodi e in qualche modo sopravvivendo  certamente di carità. Due donne chiacchierano sedute su sassi mentre ai loro piedi dormono due bimbi di non più di tre o quattro anni direttamente con la faccia e le gambe nella polvere del suolo. Una donna accudisce all'ombra di una specie di simil-ulivo un anziano rassomigliante mio padre che anch'esso non cammina più e passa in questo modo le giornate sdraiato a terra su una coperta, laddove io ricevo la netta sensazione che a questa estrema indigenza non corrisponde automaticamente una minore felicità e serenità rispetto alla ricchissima Europa, anzi, nemmeno sei ti prende un cancro e non c'è un ospedale per te. Inizio per questo a sospettare che qui si viva con più gratitudine e si muoia con più serenità e meno drammi egotici che da noi. 

Elenco di seguito i titoli delle criticità che ho rilevato nei giorni scorsi per questa gente di Port du Bonheur partendo da quelle di sopravvivenza:
l'assenza totale di acqua per l'agricoltura che defalca  i raccolti e li distrugge nella stagione secca ottobre-aprile, causando malnutrizione cronica e fame dai neonati in su, che a loro volta producono acuta sofferenza fisica e psichica, sottosviluppo fisico dei bambini, patologie diffuse allo stomaco e al resto dell'apparato digerente eccetera. L'assenza assoluta di tubazioni e acquedotti che determina il forzoso spostamento per molti chilometri di persone e animali verso i punti d'acqua  ovvero il trasporto del prezioso liquido a dorso d'asino verso animali e persone. 
L'assenza assoluta delle basi minime di un qualsivoglia sistema sanitario: che distribuisca visite esami diagnosi medicinali cure ambienti sterili al bimbo con l'otite alla bimba che morirà di dissenteria alla puerpera che partorirà una Jordanie paraplegica in una capanna assistita da una vecchia con null'altro che una vecchia gillette arrugginita per tagliare il cordone ombelicale. 
L'assenza nella stagione secca di acqua dolce per lavarsi, dolce e potabile per cucinare e bere;  nella stagione umida la disponibilità per le stesse esigenze di sola acqua piovana colata negli invasi da onduline e grondaie arrugginite. La necessità di procacciare a pagamento e trasportare via mare da Miraguan galloni di acqua trattata da bere
L'assenza quasi assoluta di latrine, e assoluta di fogne fosse biologiche eccetera
L'assenza di scuole, o meglio la presenza di scuole unicamente primarie abbastanza eroiche da andare avanti in aule baraccate quasi senza libri e quaderni, dove comunque con mia grande ammirazione ho constatato che tutti i bambini parlano un po' francese e che al quinto anno una classe sta affrontando con successo espressioni frazionarie impegnative
L'assenza assoluta di strade per trasportare persone animali prodotti agricoli acqua materiali, laddove le cd strade esistenti sono piste rocciose e quando 
piove fangose dove auto e camion non passano ma solo e con difficoltà motocross, e con facilità unicamente esseri viventi a due e più zampe. 
L'assenza assoluta di illuminazione stradale
L'assenza assoluta di corrente elettrica, che significa ad esempio non poter congelare il pesce pescato per poterlo portare con calma a vendere sui mercati di Haiti 
L'assenza di alberi 
L'assenza quasi assoluta di alberi da frutta (in primis mango banana papaya) 
L'assenza di un trattamento dei rifiuti, che sono da tutti gettati a terra a popolare le strade

Potrei andare oltre ma alle ore 1.36 locali le zanzare arrembano e la batteria dell'iPhone si sta arrendendo, certamente in virtù di una nuova app che calcolando le mie ore di sonno utili fino alla prima riunione con Fanel sa esattamente quando ho molto sonno ed è meglio obbligarmi a chiudere. Domattina proseguirò a mettere ordine nelle idee e tirando le somme di un mese denso di spostamenti ricognizioni ascolto di lamenti scontro con parassiti acquisizioni di informazioni su problemi cronici mai affrontati confronti con comunità dimenticate, una messe di dati emozionali e pratici che mi ha caricato al punto giusto cuore e neuroni per arrivare a un dunque a vari livelli. Domani sera ho fatto convocare a padre Florestal il Comitato per affrontare una serie di azioni che vorrei fossero eseguite prima che io torni qui ad agosto, fra le quali
Pulizia integrale dell'abitato e delle spiagge da spazzatura e conchiglie (stimo 50-100 metri cubi)
Realizzazione del primo pozzo agricolo al centro della piana per il quale prometterò l'invio di 5-6000 euro
Identificazione di almeno 4 ettari di terra fertile comunitaria e messa a coltivazione intensiva dal pozzo di frutta e verdura con irrigazione manuale per assicurare un plat chaud giornaliero almeno ai bambini e ai vecchi
Con 2-3.000 euro che prometterò, intubare, dotare di pompa di sollevamento a pannelli solari e portare a un abbeveratoio da costruire sull'altipiano a 80 metri di distanza l'acqua di una specie di grotta che c'è esattamente in mezzo alla piazza del paese, grotta definita con timore Buco del Diavolo (il cui laghetto sotterraneo di acqua quasi dolce è probabilmente la ragione unica per la quale esista qui in primo luogo una antica aggregazione di persone). Un tempo il Buco del Diavolo ha ingoiato dei bambini, scivolati dentro e mai più emersi. Oggi scema l'ascolto del voodoo che vorrebbe quel luogo simultaneamente diabolico, sacro, intoccabile e malefico. Questa piccola opera risparmierà una certa fatica giornaliera per i circa 300 secchi da tempera che ogni giorno alcuni giovani calano con una corda, tirano su in obliquo per otto metri, mettono sulla testa e trasportano a 80 metri al più vicino punto accessibile dai propri animali, i quali arrivano anche autonomamente verso quest'unica fonte d'acqua fino da Dent Grient che si trova a 15 km. Questo lavoro i giovani lo fanno da sempre e potrebbero anche andare avanti così. Tatticamente mi sembra il modo migliore per comunicare che da oggi si fa sul serio, si risolvono velocemente problemi antichi, la musica è davvero cambiata: un punto a favore della credibilità del Comitato, che dovrà poter chiedere e ottenere per alcuni anni a venire molti sacrifici e parecchio lavoro comunitario non retribuito per iniziare una nuova era senza aspettare interventi esterni che si faranno attendere ancora molto a lungo. 

Ecco, questa è la prima lista, il riscalda, in attesa di lanciare progetti più ampi e strutturati da settembre. È essenziale che le persone riescano a fare questo da soli e per convinzione, senza litigare ma collaborando. Signore riempili di coraggio, inizia l'avventura. Alle ore 2.30 - 10.30 di martedì in Italia - vorrei finalmente mandarti questo pezzo ma il ripetitore Natcom come al solito di notte è spento, segno che da queste parti persino i ripetitori dei cellulari vanno a pannelli solari con batterie usurate che non tirano l'alba. 
Buongiorno da Haiti!

Dall'Isola della Gonave
Janusz Gawronsky


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