Leggende e storie strane "Biellese misterioso"





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«Un giorno un contadino si dirige dal suo paese verso Biella
per andare al mercato.
Incontra il buon Dio che gli chiede affabilmente:
"Brav'om, 'nté ch'i 'ndei?" (Brav'uomo, dove andate?).
"I vac a Biela" (Vado a Biella) egli risponde.
"Dì almeno se a Diô veul" (Dite almeno se Dio vuole)
consiglia il buon Dio.
"S'al veul al veul, e s'al veul gnì ii vac istess"
(Se vuole vuole e se non vuole vado lo stesso).
Urtato da tanta prepotenza e testardaggine il buon Dio
lo trasforma in ranocchio e lo condanna a stare per tutto
un anno nel fango.
Dopo un anno giusto il ranocchio riprende l'aspetto
umano e come se nulla fosse accaduto si rimette in
cammino verso il mercato di Biella.
Ed ecco che ancora incontra il buon Dio che gli
rivolge la stessa domanda alla quale il contadino dà
l'identica risposta, e ne ha la stessa punizione.
Allo spirare dell'anno incontrò ancora il buon
Dio che lo esortò a non trascurare l'umile frase
"se Dio vuole".
Più ostinata del solito la risposta del contadino:
" S'al veul al veul e s'al veul gnì al pacioc  a l'è 'ncò lì"
(se vuole vuole e se non vuole il pantano è ancora lì).

Non si potrebbe fare più grave affronto ad un montanaro
biellese, che chiama con dispregio gli abitanti della
pianura ranàt.

I biellesi sono ostinati: questa leggenda ne è la prova.
È leggendaria anche l'accortezza e la prudenza dei biellesi.
Questa qualità è riconosciuta anche, nelle donne,
specialmente in quelle dell'alta Valle del Cervo, taciturne
montanare lavoratrici.
Ad esse è attribuito un detto che sono solite pronunciare se
interrogate su qualche fatto: " I sô  e sô gnì e si sèisa bè i veu gnì dì"
(Io so e non so e se anche sapessi non voglio dire).»

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