Leggende e Storie strane...

Dove andiamo? "Lago del Mucrone"

LAGO DEL MUCRONE
Ho pensato che, vista la bella giornata di domani, promessa da chi del mestiere, di andare a farci una passeggiata. La più classica delle passeggiate dei Biellesi è di andare a fare visita al caro Lago del Mucrone. Ora vi dò due dritte (...no, non a voi biellesi, che ne saprete sicuramente più di me)...ma a chi arriva da qualche altra bella parte del Piemonte e non, che non è mai stato sal Mucrun. 



Un bacino di origine glaciale posto in una conca tra il monte Mucrone e il monte Rosso. Sulla cima del Monte si trova un'alta croce metallica. Una leggenda popolare vuole che la statua della Madonna nera sia stata trovata sul monte da alcuni pastori; trasportata a valle divenne pesantissima proprio dove ora sorge il santuario mariano. 
Le origine del monte inoltre sono comunque incerte , da studi negli ultimi anni è risultato possibile che un tempo quello che ora è l'omonimo lago fosse un cratere vulcanico , e che in seguito a una sua eruzione sia stata originata la sommità del monte con la sua tipica forma a "panettone" che possiamo ancora notare oggi.
Il monte Mucrone, per la sua caratteristica forma e per la sua posizione avanzata rispetto alle altre vette, è facilmente riconoscibile già salendo dalla "bassa" ed è giustamente considerato la montagna simbolo delle Alpi Biellesi. 

L’escursione è facile. Giunti a Oropa (km 12,000 da Biella), la strada prosegue a lato del Santuario e dopo aver superato la nuova Basilica raggiunge la stazione di partenza della funivia Oropa e continua in leggera discesa portandosi dalla parte opposta della Basilica dove si imbocca a sinistra la strada per la galleria di Rosazza in corrispondenza della cappella del Roc. Attraversato il torrente Oropa si riprende la salita ed in circa un chilometro si raggiunge, in corrispondenza di un tornante, il Delubro, strana costruzione rappresentante muri e colonne in rovina, nei pressi del quale si parcheggia a lato strada.
Sul lato destra del Delubro (1250 m) si imbocca una ampia strada contrassegnata dal segnavia D13 e dalle scritte O.F. (Oropa-Fontainemore) e percorsa dalla GTA (Grande Traversata delle Alpi). Si sale attraversando un fitto bosco e si percorre subito un lungo rettilineo al termine del quale, poco prima di attraversare il rio Giass Comune, si prosegue andando ad attraversare il torrente Oropa per poi innestarsi nell’altro versante con la pista sciistica Busancano. Nei pressi delle baite il sentiero si trasforma in mulattiera. dopodichè si arriva in una larghissima via che passa davanti al rifugio-albergo Savoia, e prosegue pianeggiante in direzione della conca nella quale è posto il lago del Mucrone (1903 m). Superato il cippo dei Bersaglieri, un ultima lieve salita conduce allo specchio d’acqua da dove nasce il torrente Oropa. 

ALTRIMENTI....


per quelli pigri e malandati come me, si può prendere la Funivia.

Le funivie di Oropa sono dal 1926 un punto di riferimento per tutti gli appassionati di montagna che frequentano le Alpi Biellesi. 
L'impianto, primo in Italia e all'epoca il più alto d'Europa, fu sostituito nel 1961 e permette di raggiungere i 1900 metri di altezza.
La funivia Oropa-Lago del Mucrone porta in 7 minuti a 1900 m di altitudine, dove si trovano il rifugio Rosazza e l’Albergo Savoia.

Storie & Leggende Piemontesi "La fontana solforosa"



LA FONTANA SOLFOROSA

Non lontano dai confini della Bessa, tra le numerose fontane naturali del territorio di Zubiena, 
troviamo la Fontana Solforosa. Dove fino a pochi anni fa c'era una delle più suggestive attrazioni 
del Biellese, ora tutto giace in uno stato di abbandono.

La fontana solforosa e nata in un prato in frazione Vermogno. Dopo averne scoperto le virtù 
terapeutiche, gli abitanti dei cantoni vicini decisero di "imprigionarla" in una torretta costruita nel 1872.
L'acqua solforosa sgorga a 50 litri al minuto e, a suo tempo, nonostante la sua limpidezza, 
era detta "caccastracci" a causa del deposito fioccoso biancastro che lascia dove scorre. 
Chi giungeva nei pressi sentiva il caratteristico pessimo odore che era sinonimo di virtù 
terapeutiche. Mi ricordo che quando eravamo bambini e ci andavamo con i nostri vecchi 
si sentiva nell'avvicinarsiun odore simile a uova marce, tipico dello zolfo. 
I medici consigliavano di berla asserendo che promuoveva la diuresi, giovava alle dispepsie, 
nella cura del gozzo, nelle malattie 
della pelle, contro la stomatite 
ulcerosa, contro i reumatismi, 
contro l'obesità, ...

Dopo la costruzione della torretta, 
il proprietario iniziò (visto il grande 
afflusso di persone) un'attività di 
vendita di bibite trasformando poi 
la zona in luogo di accoglienza, 
con annessa trattoria. Fu un 
successo che durò oltre cento anni. 
Ora non c'è più la trattoria; la collina 
è incolta; il torrente Olobbia, vicino 
al quale sorge la fontana, ha poca manutenzione. Una volta il luogo era 
meta di Canavesani, Biellesi, Torinesi 
e tanti altri che venivano per trarre 
vantaggi per la salute. 

Molti venivano anche con carri carichi di 
bottiglie e damigiane".



'N- mes a la Bessa
     'n-te la bus-ca l'è s-ciassa,
'n-te che la tera avara e mai grassa
't porta 'n-daré 'n-t n'era luntan-a,
j'è da secui na vegia funtan-a.

anche se dj dimori moderni
'n- poch a sfaussu j scenari eterni,
l'è da sempi l'stess paesagi
tra riveri e bundi selvagi.

Sta funtan-a la serba memoria
'd tanta gent disperdua 'n-t la storia,
d'agn 'd pen-i, 'd fatiga, 'd südor
e 'd lacrimi d'antich cercator.

Refrigeri 'd la gent 'd passagi
                                                                                                           nche se j'han- nen- tücc 'l curagi
                                                                                                           Da sagé la sua acqua udurosa.










Leggende & Storie piemontesi "Le leggende del lago della vecchia"

Il lago della Vecchia (lagh ëd la Vegia in piemontese) è un piccolo bacino lacustre situato all'altezza di 1.858 m s.l.m. sotto le pareti del Monte Cresto in Valle Cervoprovincia di Biella. È interamente compreso in una frazione montana del comune di Sagliano Micca, anche se il centro abitato più vicino è quello di Piedicavallo. Il nome del lago deriva da una leggenda locale. Il Lago della Vecchia è stato uno dei laghi alpini più pescosi del Biellese.Il Lago della Vecchia è un lago di circo di origine glaciale, del perimetro di km 1,05, con lunghezza massima km 0,3 e larghezza massima km 0,25. Da questo lago nasce il Torrente Cervo, il corso d'acqua più importante del Biellese.


La vecchia del lago è la protagonista di una antichissima leggenda d'amore e di fedeltà  che si ricollega al periodo celtico.

Qui di seguito tre racconti 



Un giovane guerriero si innamora di una bellissima fanciulla quindicenne e venne organizzato il matrimonio. La roccia a poca distanza del lago era stata allestita ad altare e decorata con fiori alpestri e fronde. La sposa ornata di ricche vesti attese lo sposo per tutto il giorno e la notte ma il giovane non arrivò. Al mattino successivo arrivò un uomo sconvolto dicendo che il promesso sposo era stato trovato ucciso in un bosco. La giovane volle dargli sepoltura in fondo al lago e là rimase per tutta la vita a custodire il suo amore, in compagnia di un orso. Negli anni la giovane divenne una vecchia, considerata una maga a cui la gente del luogo chiedeva consigli per rimedi, sortilegi, medicamenti. Quando morì fu sepolta al fondo del lago e secondo le tradizioni celtiche, i due spiriti innamorati s'incontrarono e si fusero. Ancora oggi, nelle magiche notti di luna, c'è chi afferma che si scorge sorvolare la superficie del lago un fantasma dai lunghi e bianchi capelli.

Al tempo della dominazione romana, un re e la sua sposa furono presi in ostaggio e messi a servizio come schiavi. Un servo fedele e devoto ai sovrani li seguì e li riscattò, dando loro la libertà. Ma il re morì e la vedova, fatta costruire una cassa di quercia, cercò nella solitudine delle alpi biellesi un luogo adatto al riposo del suo signore. Scelse il lago montano e calò la cassa nelle acque. La donna rimase a vegliare l'amato, viveva in una grotta e si nutriva di erbe, frutti selvatici e latte di una capretta. Era bellissima ma la gente la fuggiva perché straniera; veniva considerata una masca. Un giorno, un fanciullo si ammalò gravemente e la donna del lago lo guarì con i filtri di erbe alpine. La gente iniziò ad idolatrare la donna del lago e ricorreva a lei per le cure. In cambio le portavano doni. La donna invecchiò e quando mori la piansero e la calarono in fondo al lago, accanto allo sposo tanto amato. Ancora oggi, nelle magiche notti di luna, c'è chi afferma di vedere un fantasma bianco, dal lunghi capelli che sorvola la superfice del lago. E' la vecchia, ombra amica che ama i mortali, salva i viandanti smarriti e protegge gli innamorati.


Risale al 1600 ed è ambientata a Rozazza.
Si narra di una giovane e bellissima ragazza e del suo promesso sposo che, improvvisamente, dovette partire per la guerra. La giovane lo attese per molti anni, fedele, fino a quando arrivò in paese un giovane di Torino, ricco e affascinante, che iniziò a fare la corte alla ragazza. Lei inizialmente resistette, poi venendo a mancare anche le informazioni del fidanzato dal fronte, cedette e si fidanzò con il giovane torinese. Nel frattempo, a Rosazza, giugevano le notizie della morte del giovane rosazzese. Il giorno delle nozze della giovane con il promesso sposo di Torino, in chiesa comparve un pesonaggio vestito da un mantello nero. Era il fidanzato tradito che interruppe il matrimonio e fece morire d'infarto la madre della ragazza. La ragazza stessa scappò dalla chiesa e, in preda al senso di colpa, vagò per le montagne. La trovarono morta presso le sponde del lago. Fu trasportata in pese e le fu data sepoltura ma la sua anima continua a vagare intorno alle sponde del lago e si ode il lugubre lamento che rimprovera tutte le infedeltà d'amore. 






IL CASTELLO INCANTATO
Quale ragazzino Borrianese non è mai andato almeno una volta al Castello incantato nella Bessa? 
Con la voglia di cercare e capire se le dicerie sulla casa nella Bessa sono vere, se in quello che noi chiamiamo il Castello Incantato davvero ci sono delle presenze e, come raccontano molti testimoni, si sentono voci nella notte e lo spirito dello scrittore che la abitava ancora si aggira tra gli alberi.
Gli abitanti di Borriana sentono forte il legame  alla Bessa, un territorio difficile, dove a regnare sono le rocce e la vegetazione, il suo fascino di questo luogo è immenso, con la sua storia legata ai Vittimuli che vivevano lungo le sponde del Torrente Elvo e con il successivo arrivo dei Romani, che si instaurarono in quest’area per sfruttare le aurifere che rendevano buona parte del corso dell’Elvo una miniera d’oro a cielo aperto. I massi erratici hanno da sempre avuto nell’immaginario collettivo un significato molto mistico. Luoghi ritenuti carichi di magia e di energie capaci di influenzare la vita, molti di essi sono stati individuati e utilizzati come altari presso i quali venivano eseguiti dei riti a scopo principalmente propizio. 
Un esempio ne è il Roc Malegn, un grande masso erratico spaccato in tre parti che si trova nel pressi di Vermogno, frazione di Zubiena. Un sito ricco di fascino grazie alle iscrizioni rupestri che vi si trovano incise, simboli primitivi che raffigurano delle figure unite a coppie A concretizzare ancor più le teorie che dicono che questi luoghi siano ancora oggetto di culto sono le numerose offerte votive che ci sono ancora oggi sparpagliate nei paraggi, tra di esse i melograni, le mele e le ciliegie (frutti dalla chiara simbologia legata alla donna e alla fertilità), ma anche nocciole e piccoli amuleti di pietra che hanno la funzione di catalizzare le energie per renderle più efficaci. 

La casa nella Bessa

Nel cuore della riserva, proprio in mezzo ai mucchi di rocce accumulati dai Romani durante la loro ricerca dell’oro, si trova la misteriosa casa della Bessa, un luogo semplice, ma altrettanto meraviglioso per la particolarità delle forme della sua architettura.
Proprio queste forme curve e i tetti a punta hanno indotto alcuni, che mai si sono avvicinati a sufficienza, a chiamare questo luogo il Castello Incantato, ipotetica dimora meravigliosa della quale spuntavano tra le fronde solamente i tetti molto particolari. Altri invece, l’hanno battezzata il ‘villaggio africano‘, ed effettivamente, viste le piccole dimensioni della casa e il canneto che cresce attorno a quasi tutta l’area, questa immagine si rivela più somigliante.
La sua struttura suddivisa in varie zone abitative, si trova un bagno, una piccola casetta con dentro un camino e una panca in muratura che si trova a parete lungo tutto il perimetro e un pozzo semplicemente meditativo.Tutta la zona è abbracciata dai cumuli rocciosi che caratterizzano la Bessa, tra le rocce è possibile distinguere dei vialetti, la rudimentale recinzione fatta di pali e filo spinato che delimita l’area e, qua e la, degli spazi appositamente ricavati dove crescono ancora oggi, nonostante l’abbandono, i fiori che l’uomo che frequentava la casa nella Bessa aveva piantato.
 Secondo gli abitanti di Borriana e Zubiena, il padrone di casa era un uomo strano forse un eremita che amava vivere isolato, alcuni dicono fosse uno scrittore, mentre altri lo identificano di più come un artista e questo spiegherebbe in parte la particolare struttura della sua casa.
Ma potrebbe anche essere che tutto sia una fantasia, mentre un’ipotesi potrebbe essere che quest’uomo, probabilmente residente poco distante, avesse costruito questa casetta per usarla come rifugio, magari per venire a creare le proprie opere d’arte o magari per scrivere, ma per tornare poi alla sera alla propria abitazione.
Questo è ancora un mistero 

Da dove veniamo "Piemonte"

SALVE PIEMONTE


Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga
da' ghiacci immani rotolando per le
selve croscianti :
ma da i silenzi de l'effuso azzurro
esce nel sole l'aquila, e distende
in tarde ruote digradanti il nero
volo solenne.
Salve, Piemonte! A te con melodia
mesta da lungi risonante, come
gli epici canti del tuo popol bravo,
scendono i fiumi.
Scendono pieni, rapidi, gagliardi,
come i tuoi cento battaglioni, e a valle
cercan le deste a ragionar di gloria
ville e cittadi:
la vecchia Aosta di cesaree mura
ammantellata, che nel varco alpino
èleva sopra i barbari manieri
l'arco d'Augusto:
Ivrea la bella che le rosse torri
specchia sognando a la cerulea Dora
nel largo seno, fosca intorno è l'ombra
di re Arduino :
Biella tra 'I monte e il verdeggiar de' piani
lieta guardante l'ubere convalle,
ch'armi ed aratri e a l'opera fumanti
camini ostenta :
Cuneo possente e pazïente, e al vago
declivio il dolce Mondoví ridente,
e l'esultante di castella e vigne
suol d'Aleramo;
e da Superga nel festante coro
de le grandi Alpi la regal Torino
incoronata di vittoria, ed Asti
repubblicana.
Fiera di strage gotica e de l'ira
di Federico, dal sonante fiume
ella, o Piemonte, ti donava il carme
novo d'Alfieri.
Venne quel grande, come il grande augello
ond'ebbe nome, e a l'umile paese
sopra volando, fulvo, irrequïeto,
—Italia, Italia—
egli gridava a' dissueti orecchi,
a i pigri cuori, a gli animi giacenti.
—Italia, Italia—rispondeano l'urne
d'Arquà e Ravenna :
e sotto il volo scricchiolaron l'ossa
sé ricercanti lungo il cimitero

de la fatal penisola a vestirsi
d'ira e di ferro.
— Italia, Italia! —E il popolo de' morti
surse cantando a chiedere la guerra;
e un re a la morte nel pallor del viso
sacro e nel cuore
trasse la spada. Oh anno de' portenti,
oh primavera de la patria, oh giorni,
ultimi giorni del fiorente maggio,
oh trionfante
suon de la prima italica vittoria
che mi percosse il cuor fanciullo! Ond'io,
vate d'Italia a la stagion più bella,
in grige chiome
oggi ti canto, o re de' miei verd'anni,
re per tant'anni bestemmiato e pianto,
che via passasti con la spada in pugno
ed il cilicio
al cristian petto, italo Amleto. Sotto
il ferro e il fuoco del Piemonte, sotto
di Cuneo 'I nerbo e l'impeto d'Aosta
sparve il nemico. 

Languido il tuon de l'ultimo cannone
dietro la fuga austrïaca moría:
il re a cavallo discendeva contra
il sol cadente:
a gli accorrenti cavalieri in mezzo,
di fumo e polve e di vittoria allegri,
trasse, ed, un foglio dispiegato, disse
resa Peschiera.
Oh qual da i petti, memori de gli avi,
alte ondeggiando le sabaude insegne,
surse fremente un solo grido: Viva
il re d'Italia!
Arse di gloria, rossa nel tramonto.
I'ampia distesa del lombardo piano;
palpitò il lago di Virgilio, come
velo di sposa
che s'apre al bacio del promesso amore:
pallido, dritto su l'arcione, immoto,
gli occhi fissava il re: vedeva l'ombra
del Trocadero.
E lo aspettava la brumal Novara
e a' tristi errori mèta ultima Oporto.
Oh sola e cheta in mezzo de' castagni
villa del Douro,
che in faccia il grande Atlantico sonante
a i lati ha il fiume fresco di camelie,
e albergò ne la indifferente calma

tanto dolore!
Sfaceasi; e nel crepuscolo de i sensi
tra le due vite al re davanti corse
una miranda visïon: di Nizza
il marinaro
biondo che dal Gianicolo spronava
contro l'oltraggio gallico : d'intorno
splendeagli, fiamma di piropo al sole,
I'italo sangue.
Su gli occhi spenti scese al re una stilla,
lenta errò l'ombra d'un sorriso. Allora
venne da l'alto un vol di spirti, e cinse
del re la morte.
Innanzi a tutti, o nobile Piemonte,
quei che a Sfacteria dorme e in Alessandria
diè a l'aure primo il tricolor, Santorre
di Santarosa.
E tutti insieme a Dio scortaron l'alma
di Carl'Alberto. —Eccoti il re, Signore,
che ne disperse, il re che ne percosse.
Ora, o Signore,
anch'egli è morto, come noi morimmo,
Dio, per l'Italia. Rendine la patria.
A i morti, a i vivi, pe 'I fumante sangue
da tutt'i campi,
per il dolore che le regge agguaglia
a le capanne, per la gloria, Dio,
che fu ne gli anni, pe 'I martirio, Dio,
che è ne l'ora,
a quella polve eroïca fremente,
a questa luce angelica esultante,
rendi la patria, Dio; rendi l'Italia
a gl'italiani.

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